Perversione è leccare un geometra (Gioia, 2009)

“Caro Daniele Luttazzi che peccato, con un’intervista per e-mail ci perdiamo un bel po’ di umanità.
Ilaria Solari

Gentile llaria, comprendo il suo punto di vista, ma non mi piace che, quando mi intervistano, le mie risposte vengono riassunte con parole altrui. Potremmo fare così: lei mi invia le domande, io rispondo, lei me ne invia altre per completezza,
io rispondo anche a queste, stop. Le assicuro che l’intervista sarà vivace come una vasca piena di anguille.
Buona giornata
Daniele Luttazzi”

Buongiorno Daniele Luttazzi Come sta? Dove sta? Che cosa farà oggi?
Buongiorno. Sto molto bene, grazie. In questo momento sono nel mio studio, di fronte al computer, circondato da libri. Sono di ottimo umore, sia perché la mia casa è all’interno di una pineta, vicino alla spiaggia; sia perché stasera sarò a cena da due carissime amiche che non vedo da un po’. Trascorrerò la giornata a leggere e scrivere, e approfitterò del bel tempo per un giretto in bici e un pranzetto al mare.

Bella vita, sempre così?
Da quando ho scelto di farla, 25 anni fa. Incredibile quante cose si possono realizzare, credendoci.

Ma soprattutto: dove sono le anguille?
In viaggio verso il Mar dei Sargassi, impazzite di sesso.

Ne ho avvistata qualcuna, pare piuttosto velenosa.
Forse preferisce le ostriche.

Le mando una colonna sonora: visto che qui piove, Il cielo è sempre più blu. Cosa ne pensa? Cosa mi rimandarebbe indietro?
La sua è una canzone in apparenza allegra, in realtà disperatissima. Preferisco canzoni che si elevano suI male di vivere sfruttando la portanza di una melodia struggente. Quindi le invio Dança da solidão di Marisa Monte.

Bella, fa venire voglia di ballare con la testa sulla spalla di qualcuno. Le piace ballare?
Oh, sono John Travolta. Ha presente il Byblos di Riccione? A diciotto anni trascorrevo le mie estati lì. La musica migliore e le ragazze più belle della costa est, e all’alba tutti a casa suIle note di Let the sunshine in. Riti pagani.

È vero che nella mia categoria ci può essere di tutto, ma è sempre stato così diffidente?
Come tutti i romagnoli, sono aperto e cordiale. Ma ho avuto a che fare con dei veri pezzi di m… sono realista e mi tutelo.

“Gioia” viene in pace.
Augh, viso pallido! Ehi, dov’è finito il calumet? Era qui un minuto fa.

Va’ dove ti porta il Clito: perché di nuovo questo monologo da portare in teatro?
Ogni tanto riporto in scena i miei monologhi classici. Li riscrivo di continuo: miglioro io, migliorano loro. E il pubblico cambia, adesso la mia platea è soprattutto di ventenni che avevano 8 anni alla prima edizione. Il Clito è necessario oggi più che mai: satira surreale di un mondo di valori decrepito che in questi dodici anni è diventato programma di governo e incubo per molti.

Che cosa ha capito di quei ventenni? Mi fa un esempio di valore decrepito?
I ventenni apprezzano chi è idealista e non scende a compromessi. Valore decrepito: Dio-patria-famiglia.

Dura l’embargo televisivo, ci sono schiarite? Le pesa? È arrabbiato?
Non ci saranno novità finchè il conflitto di interessi berIusconiano continuerà ad avvelenare il Paese. L’ostracismo mi pesa eccome: la tv non è un hobby. Non è normale che uno non possa fare satira in tv perché c’è il veto del capatàz. È maccartismo. Sono però ostico anche ai clan Pd, dato che ne colpisco l’inconsistenza politica. E ai cattolici, della cui religione mi faccio beffe. All’estero la satira è libera e in prime time. Il problema è l’Italia.

Mai pensato di espatriare?
E dargliela vinta? Troppo comodo. Ulisse torna e per i proci, di colpo, si mette male.

Il pubblico affolla le sue date a teatro. In tv è sempre un salto nel buio. C’è una bella differenza, per uno che fa satira.
Non c’è alcuna differenza, a parte l’impatto che il tuo punto di vista ha suIla pubblica opinione. È questo che la censura ti toglie: la possibilità di far ridere il numero più vasto possibile di persone, instillando loro dubbi suIla propaganda che li anestetizza. I berIusconiani sono i Biechi Blu (i cattivi di Yellow Submarine, ndr).

Ha l’aria di essere un perfezionista. Vero?
La comicità è caos. Come insegnano i grandi clown, la precisione è tutto, quando hai a che fare col caos.

Mi sono sempre immaginata il suo lavoro come quello di un bombarolo: uno che lancia una potente granata e poi aspetta con le mani sulle orecchie di vedere che cosa succede. Questo le crea ansia? Tiene le mani sulle orecchie o si rilassa?
Far ridere è come fare sesso. Se fare sesso le crea ansia, non salirà mai su un palcoscenico.

Se la mette così: ansia no una certa dose di brivido, parente stretto dell’eccitazione.
Cos’è, una proposta?

Che valore dà al giudizio altrui? Le pesa essere criticato, messo all’indice. La fa sentire meglio?
Mi piace la critica quando è competente. Purtroppo in giro è pieno di pressapochisti: non sanno nulla di satira e ti gettano addosso i loro luoghi comuni, di solito per tapparti la bocca. Che due c.!

Dice di avere avuto un’educazione cattolica: soffre di sensi di colpa?
No, quello è l’ebraismo.

C’è chi avvicina il senso di colpa al sentimento di empatia.
C’era già tutto al tempo degli egizi. A proposito: la narrazione dei vangeli è un calco dei riti di Iside. Anche la pasqua e il carnevale derivano da lì. Nel mio prossimo libro (La guerra civile fredda, Feltrinelli, in libreria dal 4 novembre) illustro tutta la mistificazione messa in atto dall’imperatore Costantino nel IV secolo d.C. La politica crea le religioni.

C’è qualcosa che non si perdona? Qualcosa che non perdona?
In genete non perdono le carogne, quelli che si attivano per farti deI male. A casa ho un libriccino coi loro nomi e sulla copertina c’è scritto: Volume 2. Quanto a me, non mi perdono di perdonarne qualcuna.

Detto così fa un po’ paura: è vendicativo?
Tranquilla, non ha nulla da temere. Finora.

Qualcuno cui chiederebbe scusa?
Tutti quelli che ho offeso involontariamenre. A casa ho un post-it coi loro nomi suI frigo.

Vuole approfittare della tiratura nazionale di questo giornale?
No, queste cose vanno fatte a quattr’occhi. Almeno secondo Clint Eastwood, che ha sempre ragione.

l bambini sono spesso terribilmente conformisti, lo era anche lei?
I bambini sono nazisti. Io ero in uno scatolone, diretto su Saturno.

Era un pavido o un temerario? E ora?
Da piccolo ero un esploratore incosciente. Perlustravo cave d’argilla perché sapevo che vi erano affogati dei bambini. Ora salgo su un palco di fronte a migliaia di sconosciuti facendoli ridere per due ore di seguito. Chi è pavido resta vergine.

Vie di mezzo no? Tiepidi compromessi?
E fare la fine di Piero Chiambretti? No, grazIe.

Due di picche con le donne: più quelli presi o quelli dati? Da un due di picche si impara o ci si incarognisce?
Prima della popolarità, più quelli presi. Dopo, diventi l’equivalente maschile di una top-model.

A proposito di visione sessocentrica… se il potere, come lei dice, controlla le nostre pulsioni, l’alternativa per essere liberi qual è? L’astinenza?
Vedo che ha dei problemi seri. Il sesso è intimità, non sopraffazione. Dove c’è il potere, non c’è più il sesso, ma la perversione. Film consigliato: Salò di Pasolini.

Grazie. (I’ho visto due volte, devo essere messa proprio male). Però insisto: visto da un marziano, il sesso sulla terra, anno domini 2009, (purtroppo?) non è solo intimità.
Ed è tutta colpa sua, Ilaria.

Che cos’è la volgarità? E la perversione?
L’unica volgarità è la violenza. La perversione è raggiungere l’orgasmo leccando un geometra.

Che meraviglia.
Geometri, la ragazza ci sta. Fatevi sotto.

La accusano di machismo, di avere un linguaggio cameratesco e un po’ misogino: penso a quando lei parlò di Barbara Berlusconi in Decameron, diede fastidio anche a chi non è schizzinoso e non ha particolari simpatie per la famiglia B. Che cosa risponde: non sanno ridere? Non capiscono la battuta?
Sono tre accuse diverse, fatte non so da chi. Comunque, machismo: l’errore è attribuire a me il carattere dei miei personaggi, di cui stigmatizzo il machismo. Il monologo su Barbara era una parodia del machismo di Silvio: adesso che Veronica lo ha sputtanato in via definitiva, quel monologo le darebbe meno fastidio. Linguaggio cameratesco: qui si confonde la latrina, che è la m. semplice, con l’arte satirica, che è quella di mantecare la m. Misoginia: il comico è corpo, e i corpi che metto in scena sono sia maschili che femminili. Lo faccio con la disinvoltura che il mio genere satirico, quello grottesco, richiede; ma questo può mettere a disagio chi non è del tutto libero da pregiudizi. E non si tratta di capire o meno una battuta. Chi è sensibile a certi temi non ne ride: proprio per questo la satira gli è utile. Ai miei monologhi dovrebbe venirci la Binetti.

Da piccolo voleva fare il dottore?
No, il tecnico delle idrovore.

Le donne che le stanno più vicine, l’hanno mai rimproverata di ciò che dice pubblicamente?
Sa qualcosa che non so?

Lavoro di immaginazione.
Continua a proiettare su di me i suoi sensi di colpa. Interessante. Cosa vede in questa macchia?

Aggressività, fisicità, turpiloquio. Non si può fare satira senza? Potrebbe usarle anche una donna che facesse il suo stesso mestiere?
Solo le più brave. Ad esempio Sarah Silverman.

Cos’è la blasfemia?
È una definizione inventata dalla religione che dà per scontata l’esistenza di Dio. Accertare una definizione è accettare una conclusione.

E lei piuttosto che farlo si imbavaglierebbe, vero?
Io no. Lei sì? Dirò ai geometri di portare le manette.

C’è un aspetto musicale, e di timbro, cruciale nel suo lavoro: quant’è importante la musica, la scelta del lessico, il ritmo del discorso?
È tutto.

Come si esercita?
Facendolo. Il pubblico è la scuola migliore. Forse l’unica.

Ridere della morte è un esorcismo? Se è vero che è l’ultimo tabù rimasto in piedi, lei l’ha infranto pubblicamente. Ci vuole coraggio?
La satira e la commedia sono una festa che celebra la morte del vecchio e la nascita del nuovo. Si ride perché si è vivi. Il coraggio poi non esiste, è sempre e solo una questione di carattere.

È un rissoso? Raccoglie le sfide o lascia perdere?
L’unica volta che ho reagito alla provocazione di uno str. un altro po’ lo uccido a sassate. Avevo 18 anni. Da allora cerco di controllarmi.

Che le aveva fatto?
Era un bullo. Sul muretto c’erano delle ragazzine che lui voleva impressionare con una bravata. Mi si avvicina mostrando una manciata di polvere di gesso. Mi dice: -Adesso te la soffio in faccia – Io: – Non credo.- Lui allora mi fissa; decide; e me la soffia in faccia. Tutte le ragazzine a ridere. Io afferro un sasso e gli arrivo un colpo secco alla tempia. Rivedo i suoi occhi sbalorditi mentre sbianca e crolla a terra in un lago di sangue. Mi ci avvento sopra e continuo a colpirlo in testa a sassate provando un piacere enorme finché due amici non mi portano via a forza. Ho capito due cose: uno, il tabù dell’omicidio tiene alla larga da una fonte di piacere primordiale; e due, mai stuzzicare un timido, perché se perde il controllo lo perde davvero. E ce n’è una terza: certe persone capiscono solo le sassate, se le cercano e gli vanno date. Diventano persone civili.

Grazie, davvero, Daniele Luttazzi, per le anguille, la musica e per tutto il resto. A(rri)vederci.
Ci vediamo a teatro. Ma lasci a casa la Binetti.

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